Vera e severa [Parte 1]

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Musica del passato (a volte passato di verdura congelato, a volte roba fresca di frigo) troppo cazzuta, anzi, troppo vera e severa per non essere menzionata.
Niente voti e neanche tante parole perché il pane è un bene primario ma anche certi dischi.

Plastikman – Consumed

Deprimente, notturno. Esempio di autentica minimal techno, ideale per il comedown. Cos’è il comedown? Conservare in un luogo asciutto e buio.

Ascolta: In Side

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The Microphones – The Glow Part 2

Astratto e disperato, uno dei pochi dischi rock (l’unico? boh) concepito per l’ascolto in cuffia. L’audio_panning come parte integrale della cosa. Grower assoluto, comincia a lievitare dopo un paio di settimane, se non addirittura mesi. (!!!)

Ascolta: Instrumental

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Posted on November 27th 2009 in Vera e Severa

Fatemi scendere

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IDM incontra DUBSTEP. Non per la prima volta, certo che no, sciocchini. Ma che discreta figata.

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[inserisce nella playlist "Amsterdam" dove sarà tra 2 settimane]

Posted on November 25th 2009 in Figheeeta

The Horrors – Primary Colours

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primarycolours

E’ il 24 novembre e vabè, ci sono ancora delle possibilità che qualcosa si possa smuovere. Se ciò non dovesse succedere, “Primary Colours” è.
Altamente derivativi ed inglesissimi, spaccano tutto. Division, Valentine e anche Bowie. Tre nomi e la mia mini_recensione è finita.
E questo disco “é” perché non c’è niente che va per il verso sbagliato. Ma niente eh. Non vedo battiti di ciglia, non vedo “Brothersport”, “Daniel”, non vedo “Stillness is the move”.
In compenso riesco a sentire tutto il fantastico accento del cantante e la sua voce che si perde tra i muri di chitarre.
Disco immacolato e confuso, la copertina sì che può essere una buona indicazione. A dire il vero anche il cd degli XX è spotless, ma gli Horrors sono su un livello leggermente più alto (se possibile). Shoegaze is back e questo è qualcosa che si avvicina pericolosamente al capolavoro. Time will tell. Per ora è solo il disco dell’anno.

9,5/10

The Horrors – I Can’t Control Myself

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Posted on November 24th 2009 in Music

Animal Collective – Merriweather Post Pavilion

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mpp

Ne dovevo parlare, prima o poi, ma qui non mi dilungherò molto perché questo è già stato il “disco dell’anno” quando il 2009 era appena cominciato. Hype strabordante, osannato da pitchfork e conseguentemente da..mm..tutti?
Pregi: secchiate d’euforia contagiosa, miliardi di suoni, giochetti di melodie notevoli (registrato interamente con l’aiuto di auto-tune ma il fine giustifica i mezzi), viaggione viaggione viaggione, qualità altissima fino all’ultima traccia.
Difetti: a volte fastidiosamente ammiccante (e la copertina non aiuta), raramente mi vien voglia di metterlo su (forse a causa dell’eccessiva plasticosità, boh), col tempo perde un po’ del suo fascino.

Diciamo che gli AC hanno capito tutto e hanno sfornato il disco che li rappresenta al top della loro accessibilità, rallegrando ragazzini tredicenni che invece delle caramelle si passano i bong.

9,0/10

Animal Collective – Bluish

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Posted on November 23rd 2009 in Music

Burial – Untrue

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untrue

Facciamo tremare la terra, fotografiamo ed identifichiamo una Londra alle 5 del mattino, spostandoci a sud entriamo in un club. “Mini cab?” Il mercato della carne alle spalle. “No, thanks” rispondiamo e si muore dal freddo ma dentro sono sicuro di no. Paghiamo i modici 16 pounds, non comprensivi di guardaroba ma una pastiglia quasi te la regalano. Le mie vecchie Adidas camminano su tutto e una ragazza mi scruta con una luce bianca e si china 8 volte al minuto. Scendiamo le rampe e qualcuno si ferma per togliersi un sassolino dalla scarpa. Divani, ammucchiati, collassati e riescono anche a dormire e probabilmente sono morti sui divani. Luci verdi e poi rosse e poi blu. La terra trema, gli sguardi si alzano, ma lassù non c’è nessuno perché c’è solo tanto grigio e ne vedo sempre di più. Li ho persi, sono solo e tutto implode e sento i decibel e il fumo e il mio corpo con il sassolino che sa di calzini sporchi che salgono.

Io ho odiato Untrue. ODIATO. Ribrezzo e disgusto. L’ho sconsigliato a chiunque conoscessi.
Questo è il cd più bello del 2007. Trasuda anima da qualsiasi angolatura. Non m’interessa parlare del dubstep perché qui siamo ben oltre i generi, quindi le descrizioni di rito le lascio a chi è più competente di me. L’ultima fatica di Burial è cosparsa di sporcizia ovunque, polvere che fa concorrenza ai Massive Attack di Mezzanine. Non c’è niente di equiparabile che riesca ad esprimere un senso di solitudine così violento. I sample vocali vengono usati come vere note musicali; grazie a questo modus operandi la voce in “Archangel” può essere, a vostro piacimento, maschile o femminile, bianca o nera. L’uso massiccio del reverb potrebbe risultare noioso, se solo non funzionasse magnificamente. Non si è mai sicuri se ciò che arriva alle nostre orecchie sono echi già frantumati o presagi di gesta future. Untrue è paranoico, buio, fumoso. L’umidità dei binari vuoti della metro di Londra in una fermata periferica è tangibile. Il timore di ritrovarcisi, nel bel mezzo della notte, si sovradimensiona ad ogni ascolto.

10/10

Burial – Archangel

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Posted on November 19th 2009 in Music

Kevin Drumm – Imperial Horizon

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333

L’esperienza onirica slash seghe_mentali mi ha sempre affascinato e continuerà a farlo.
Kevin Drumm ci aveva sotterrato un anno fa con l’ottimo Imperial Distortion, un double album monumentale di natura apocalittica. Questo malato mentale, giusto per fare ciao_ciao con la manina e con orgoglio al decennio giunto ormai alla fine, ci disarma con un nuovo disco. Ecco la tracklist, da leggere attentamente:

1. Just Lay Down And Forget It
2. Assente
3. Niente da fare
4. E’ lunga arrivare a 10 eh
5. Yawn
6. Oddio ho lasciato le luci della macchina accese
7. Però..mm..yawn
8. Che cucino stasera?
9. Non ci siamo
10. Eh allora no

No, era una balla, però ora non ci pensate troppo. UNA traccia unica e non ci sono cazzi. 65 minuti di oscillazioni devastanti, un viaggio terrificante e sublime fatto di nulla o quasi. Una stasi che però non da respiro e richiede la nostra completa attenzione. Ambient e drone e apri la bocca che ti butto del ghiaccio dentro. Le variazioni di quel “huuuuuummm” senza fine sono impercettibili, le melodie solo abbozzate. E’ come sentire lo stesso suono che rimbalza in uno spazio claustrofobico [leggi: la nostra testa] per un’ora e anche per sempre.
Disco che classifico tranquillamente come “difficile” non tanto per il genere di musica ma dato che bisogna:
1. Sentirlo necessariamente in una dose sola, senza interruzioni, altrimenti si perde TUTTO.
2. Essere privi di distrazioni. Quindi non davanti al computer, non mentre si fa la spesa alla coop.
3. Affrontare un giretto mica da niente [farsi martellare/cullare da un singolo drone per tre tempi di posa di una tinta per capelli (possibilmente neri)]

Selected Ambient Works Vol 3?

9,0/10

Posted on November 17th 2009 in Music

Tortoise – Beacons Of Ancestorship

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tortoise

Dopo 5 anni di silenzio in stile Liv Ullman, tornano i Tortoise anche perché io mi ero stufato di dare tutti 9.
“Beacons of Ancestorship” arriva dopo “It’s All Around You” che ci aveva lasciato un po’ mh-mh.
I Tortoise, per tradizione, non si ripetono. Post-rock? Mah, ormai non si sa più.
Atmosfere lounge, jazz. Prog? Anche. Elettronica? Sìsì. Un esercizio di stile, direi.
Un disco che di lineare ha poco, anzi niente. Fanno centro con “Prepare Your Coffin” e “Gigantes”, non convincono con “Monument Six One Thousand”, mentre “The Fall of Seven Diamonds Plus One” è proprio banale.
To make a long story short: se avessero chiuso il sipario con quel riuscitissimo punk rock di “Yinxianghechengqi” sarebbe stato un EP di sei tracce eccelse. La seconda metà del cd infatti risulta debole, priva di idee. La prima metà però è da sentire.

7,0/10

Tortoise – Gigantes

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Posted on November 12th 2009 in Music

Darnov! Episodi 01 e 02

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Darnov! incontra le menti malate del sottroscritto e di D.
Un collage di tutto il peggio che si trova su youtube, commentato dalle menti di_cui_sopra. I primi due episodi:

Posted on November 11th 2009 in Youtube

It’s just a deadbeat summer

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hypnagogicpop

E ci voleva uno scrittore di “The Wire” [uccidetemi se cito ancora qualcosa che proviene dall'Inghilterra, vi prego] per etichettare quella musica plasticosa, viaggiona, luminosa come delle madonne che girano intorno all’albero di natale.
Hypnagogic pop (io azzarderei hipstergogic). Sto guardando una pagina scannerizzata del magazine in questione e leggo: “Hypnagogic pop is pop music refracted through the memory of a memory”. Traduco ed espando: Suono lo-fi, distante, anni 80 (lo so, eppure è così), tanti videogiochi e tante canne. Immancabilmente pitchfork_approved. E anche da moi.

Neon Indian – 6669

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Washed Out – Hold Out

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Insomma, gli anni dell’AIDS e Chernobyl escono dal disimpegno e abbracciano una rielaborazione sorprendente.
Come direbbe mio cugino di 7 anni, questa roba è talmente figa da poter essere definita “figheeeta”. Ed ecco che spunta la nuova categoria del sito, ecco che spuntano altre scelte. Tante little boxes.

Posted on November 10th 2009 in Figheeeta

The second time

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Se la cantante (oddio che parolona) che ha scritto (parolona_2) l’originale vedesse questo video capirebbe come gli scarti possano trasformarsi in perle.
Quasi come se l’acqua diventasse vino. Ma, per fortuna, di questa magia ne abbiamo la prova:

Posted on November 9th 2009 in Ctrl+C Ctrl+V
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